Cous cous

 

Un film dal gusto neorealista, per l’attenzione del regista ai momenti quotidiani: il pranzo famigliare con la macchina da presa sulle bocche, sugli sguardi, sul cibo, sui litigi, oltre a dimostrare la grande capacità di dirigere attori non "Cousprotagonisti. Vicino a Marsiglia, Slimane, il sessant’enne che ha perso il lavoro, divorziato, nella vita reale lavora su una nave. Molto amato dai figli e dalla figliastra, che cercheranno di aiutarlo a realizzare il suo sogno di aprire un ristorante. E’ un uomo dalla pazienza stanca, che ha visto tutto e tutto subito senza abbassare lo sguardo, l’integrazione vera gli è passata di fianco. Ma non si arrende, e con Rym, la figlia della seconda moglie, supera le trappole della burocrazia sottilmente razzista. Ma è il cous cous l’elemento chiave della storia, forte elemento simbolico, quel cous cous che tutti unisce, e che sparito per i problemi di un figlio, porterà Slimane ad un inseguimento fino all’ultimo respiro, mentre tutte le donne, superando le invidie reciproche, prendono in mano la situazione e in particolare Rym, per l’amore che porta a quel sogno, danza nell’attesa. Film sulla fatica di mantenere la propria dignità, sul coraggio di non arrendersi, su un Nord di regole, di uffici e di anoressia sociale, contrapposto ad un Sud di caos totale, ma anche di sensualità, di energia e forza vitale. Un eccezionale omaggio agli immigrati di prima generazione. Ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2007.