Il turismo indigeno nella Thailandia del nord (Tesi)

Tesi presso l’Università La Sapienza di Roma, Dipartimento di Antropologia.

La prima parte, dopo aver fatto una veloce presentazione di alcuni gruppi etnici che vivono sulle montagne della Thailandia (Karen, Hmong, Lahu, Yao, Akha, Lisu, Khamu, Lua), chiamati comunemente “hill tribe”, approfondisce le problematiche esistenti tra esse, i “lowland” (la popolazione stanziata nelle aree di pianura che circondano le montagne in cui sono presenti queste etnie) e gli Stati centrali, illustra le problematiche legate al loro sistema di sussistenza basato sul modello di coltivazione agricola “taglia e brucia”, tecnica che ha creato un’ampia deforestazione; la coltivazione del papavero da oppio, che questi popoli hanno da sempre utilizzato a scopi spirituali e terapeutici e la serie di politiche orientate verso la progressiva assimilazione delle varie etnie minoritarie all’interno del tessuto sociale del Paese che lo Stato Thai ha sviluppato a partire dagli anni ’50. 

Nella seconda parte, vengono riportate due esperienze che l’autore ha compiuto con l’intento di osservare personalmente lo svolgimento dei “jungle trekking”. Si sono svolte nel novembre 2011 e nel Dicembre 2011, organizzate da due “jungle company” diverse, ma entrambi di Chiang Mai. Le innumerevoli agenzie turistiche, che dal 1968 iniziarono a commercializzare escursioni con gli elefanti nella foresta, navigazioni sui fiumi con imbarcazioni di bambù e visite ai villaggi delle popolazioni seminomadi, erano interessate a promuovere le particolari identità dei gruppi etnici.

Nella terza parte sono descritti alcuni studi sul campo, tra cui quelli di Erik Choen negli anni ’80, effettuati per indagare se il turismo indigeno sia riuscito a portare un aiuto allo sviluppo sostenibile locale. Dopo aver illustrato la situazione attuale, l’autore conclude con considerazioni critiche e suggerimenti, dettati dalle recenti esperienze personali.