Lampedusa – Guida per un turismo umano e responsabile

"Guida

L’isola che possiede la “la spiaggia più bella del mondo”, l’isola che è candidata, con la sua gente, al Premio Nobel per la Pace, l’isola che rappresenta la porta tra il Nord e il Sud del mondo.
Una guida per raccontarne la bellezza, l’anima, le persone e spiegare come conoscerla e viverla in modo pieno e responsabile. Si rivolge al turista che desidera capire e approfondire i temi di Lampedusa: non solo mare, sapori e piaceri, ma anche cronaca, persone, vicinanza. La prima guida dedicata a una singola località italiana nell’ottica del turismo responsabile. Una scelta non casuale: Lampedusa è unica, non solo per il suo mare cristallino, per i suggestivi dammusi, per il cous cous di pesce o la sorella “perla nera” Linosa. Tutte le spiagge, le strutture ricettive, i ristoranti e i mille volti geografici, storici e umani dell’isola. L’incontro con una terra di colori, sapori, con storie e persone autentiche, dal falegname del paese ai volontari del centro di recupero delle tartarughe.
Il progetto che nasce in collaborazione con AITR, Associazione Italiana Turismo Responsabile, con il Comune di Lampedusa e Linosa, e che ha visto l’impegno di associazioni come Legambiente e Arci, che da anni lavorano sull’isola.
La guida è introdotta da un testo del Sindaco di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini, storica esponente ambientalista che ha contribuito con la sua opera a riqualificare la Spiaggia dei Conigli e farla diventare “la più bella del mondo” (secondo TripAdvisor) e beneficia inoltre dei contributi di Maurizio Davolio, presidente di AITR, di Sebastiano Venneri, Responsabile Mare di Legambiente e di Carlo Testini e Filippo Miraglia, rispettivamente Responsabile Politiche culturali e Responsabile Immigrazione dell’Arci.
Alcuni brani dell’Introduzione di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa:
“….Salvare vite umane dal mare e ristorare i naufraghi è, infatti, un valore che riempie di orgoglio la mia comunità e gli uomini dello Stato che qui operano da anni. Anzi, noi non abbiamo paura solo se profughi e migranti arrivano vivi. Qui infatti “accoglienza” è soprattutto sinonimo di salvezza.
Per noi questa parola ha, per forza di cose, un’accezione più forte. Non significa soltanto offrire calore a chi arriva – come facciamo con tutti – spesso significa salvare la vita a chi ha lasciato tutto dietro di sé.
Alle persone che vengono qui per conoscere le Pelagie e godere della loro straordinaria bellezza, voglio dire che la loro vacanza sarà davvero speciale: per gli emozionanti incontri con la natura e perché avranno modo di respirare il senso di accoglienza e umanità degli isolani, perché avranno aiutato la mia comunità ad autosostenersi, a combattere l’isolamento e la marginalità.
Fatelo anche voi: iniziate da questo lembo d’Italia la scoperta del Mare Mediterraneo, delle sue infinite meraviglie e dei suoi grandi problemi……”