Moolaadé

Sembéne Ousmane ha ottantadue anni ed è il regista più noto fra chi ama il cinema africano. E’ considerato il padre di questa cinematografia, nella quale ha esordito nel 1962. In questo film racconta di Collé Ardo, una donna che vive in un villaggio nel Burkina Faso e non ha permesso alla propria figlia di essere sottoposta all’escissione "Moolaadé"dei genitali. Un giorno alcune bambine, le chiedono “protezione” (è il significato del titolo del film) per non essere mutilate. La protezione è sacra, ma il villaggio è in agitazione: le madri, le anziane, il marito, il capo villaggio, tutti sono contro Collé. Poi ci sono le radio, uniche fonti di notizie dall’esterno. Gli uomini decidono di bruciarle, per fiaccare la resistenza delle donne che a poco a poco si schierano con Collè. Altri personaggi fanno da contorno, non meno importanti: Mercenario, commerciante del villaggio che appoggia le donne e che per questo verrà ucciso, il figlio del capo villaggio, che si ribella alla tradizione di non sposare una donna non escissa. E’ un film semplice, ma commovente, cinico ed ironico; si dipana con un fluire dolce ed un respiro lento, tra le tinte pastello di un villaggio, tra immagini moderne e toni ancestrali, con una scansione che consente alcune scene implacabili, accompagnate ad altre che affondano nella dolcezza del vivere quotidiano. Il finale è di straordinaria e dolorosa solidarietà, la vittoria delle donne non permette però facili illusioni: la superstizione, l’ignoranza, i divieti saranno comunque lì per indicare un difficile e lungo cammino. Ha vinto nel 2004 il premio a Cannes nella sezione speciale “Prix un Certain Regard” per la sua straordinaria capacità di trasmettere valori che spesso non si trovano nella ricca produzione occidentale.