Paesaggi italiani

"Paesaggi

Considerata una delle più grandi scrittrici del nostro secolo e insuperata interprete del mondo dell’aristocrazia e dell’alta borghesia americana, Edith Wharton ha offerto contributi considerevoli alla letteratura di viaggio e alla cultura artistica e del paesaggio italiano. “Lady pendolo”, così Henry James chiamava la Wharton per il suo continuo andirivieni tra i due continenti, negli anni compresi tra la fine dell’Ottocento e il primissimo Novecento, soggiorna di frequente in Italia, esplorandone gli angoli più nascosti in treno e, dal 1904, in automobile.

La presente raccolta è composta da sei saggi che sono apparsi in varie riviste dell’epoca e riuniti in un unico volume nel 1905. Nei momenti cruciali della descrizione di un ambiente, la Wharton porta l’esempio di un pittore o di uno scrittore che con la loro arte hanno riprodotto la medesima scena, o di entrambi. Diverso da tanti diari di viaggio, la scrittrice disdegna le tappe rituali, come Roma, Firenze e Napoli. Considera musei e grandi collezioni come luoghi morti e cerca luoghi sconosciuti, spesso ardui da raggiungere. Comincia con la discesa dall’Engadina a Chiavenna, e in il paesaggio in tutte le sue varietà è forse il vero protagonista del libro. La"Edith sua originale attenzione è valida anche per il paesaggio urbano, come dimostrano le pagine su una Milano intensamente cromatica. Qui rimane affascinata dagli antichi giardini che si rispecchiano nei Navigli e dal grande Chiostro dell’Ospedale Maggiore. Ma ama soprattutto i Sacri Monti e le sacre rappresentazioni e li va testardamente a cercare, come, dopo un viaggio che termina con un sentiero che si può salire soltanto a piedi, giunge a Cerveno in Val Camonica per ammirare le quattordici cappelle dell’artista settecentesco Beniamino Simoni, e scrive “questi tipi – il nano, il mendicante, il gobbo, il carrettiere forzuto o il contadino – che ci sembrava di averli incontrati sulla strada per Cerveno….”

L’ultimo saggio ricerca la quintessenza del paesaggio italiano nei secondi piani o negli sfondi delle tavole e dei dipinti di una grande tradizione rinascimentale: “Bisogna conoscere Tiziano e Giorgione per godere della vicinanza delle Alpi friulane; Cima di Conegliano per assaporare tutto il gusto del bizzarro paesaggio euganeo; Palladio e Sansovino per apprezzare la frivola architettura delle ville del Brenta; e anche le volte di Brunelleschi e Michelangelo per poter riconoscere le belle linee della cupola di qualche cappella in uno sconosciuto villaggio sulle colline”. E’ in questo “piccolo tour” italiano del primo ‘900 che si può scoprire un altro paese.