Verso il Sud

Il regista francese Laurent Cantet torna con un film che parla di turismo sessuale al femminile. Siamo ad Haiti alla "Versofine degli anni ’70, sotto il tallone spadroneggiante di Baby Doc Duvalier. Tre turiste americane si ritrovano in un grande albergo, fanno comunella sulla spiaggia e in camera da letto con i giovanotti di colore. Sembra il classico esotico paradiso, ma le motivazioni sono tragiche, come il destino della gente che vive lì. Il regista divide il mondo in vittime (il Sud) e spettatori inerti e ciechi, forti del loro potere economico ( il Nord). Tratto da tre racconti dell’haitiano Dany Leferrière, non è un banale film denuncia, ma uno sguardo sui tanti “scambi amorosi”, commerciali, culturali praticati fra paesi poveri e paesi ricchi. Non giudica, ma osserva un Occidente stanco e frustrato, che però non porta solo corruzione, ma crede anche di portare amore e salvezza. Un film abitato dal desiderio femminile, che conduce malgrado le buone intenzioni alla morte, anche se, come riporta l’albergatore ormai smaliziato e distaccato “un turista non muore mai”.