Verso un turismo sostenibile: il caso di Antigua (Tesi)

Tesi di Laurea Magistrale in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale presso L’università degli Studi di Milano.
Sulla base delle osservazioni sviluppate all’interno di diverse discipline, il presente elaborato analizza il turismo ed i soggetti coinvolti entro il sistema, in secondo luogo indaga gli effetti dei flussi e delle costruzioni turistiche sia sul paesaggio che sulle comunità locali, ed in seguito applica il concetto di “sostenibilità” al turismo dei paesi in via di sviluppo, indagando la loro situazione attuale ed il linguaggio utilizzato per pubblicizzare queste mete. I Caraibi anglofoni, e nello specifico lo stato di Antigua e Barbuda, costituiscono il caso di studio della ricerca.

Nel primo capitolo si introduce il turismo presentando i vari approcci all’argomento e si cerca di trovare una definizione adeguata a descrivere il fenomeno nella sua complessità. Vengono prese in considerazione le riflessioni di vari esperti, poiché ognuno di essi attribuisce maggiore o minore importanza ad una o più caratteristiche del turismo; al fine di mostrare le particolarità di questo tema si analizzano soprattutto le ricerche condotte dalla sudafricana Scarlett Cornelissen e dallo statunitense Charles Goeldner. Data la grandezza e l’importanza assunte dall’industria turistica si indagano anche le conseguenze derivanti dalla rapida crescita del turismo di massa su scala internazionale, e si analizzano in chiave sociologica i suoi effetti economici, socio-culturali e l’impatto spaziale. Ma, ulteriore elemento rilevante all’interno dei processi turistici è il contatto tra visitatori stranieri ed abitanti locali, perciò ci si sofferma su questa relazione attraverso l’analisi di alcuni articoli tratti da riviste antropologiche. In seguito viene presentato il concetto di “sostenibilità” per passare poi alla sua applicazione nel settore del turismo; questo percorso è guidato dagli approfondimenti di Goeldner, riguardo i soggetti coinvolti nei processi turistici, e dalle ricerche di Mowforth, Munt ed altri, sulle comunità. I loro studi, affiancati alle teorie postcoloniali delle studiose americane Echtner e Prasad, sono utili per indagare le descrizioni turistiche dei paesi in via di sviluppo diffuse dai paesi avanzati.

Il secondo capitolo è dedicato ai Caraibi: dopo aver illustrato una possibile suddivisione dell’arcipelago proposta dalla geografa statunitense Olwyn Blouet, si ripercorre brevemente la storia della regione guardando agli eventi di maggiore rilevanza accaduti tra il XVII secolo ed il secondo conflitto mondiale.
Partendo dalle ricerche di alcuni storici viene posta particolare attenzione sulla colonizzazione europea nelle isole anglofone, sul successivo avvio di un’economia basata sulle piantagioni di canna da zucchero e sul commercio di schiavi impiegati nei campi, fino all’abolizione della schiavitù e, in seguito allo studio del ruolo svolto dai Caraibi anglofoni durante le due guerre mondiali, questa sezione si conclude con gli anni della decolonizzazione ed il raggiungimento dell’indipendenza per alcune delle isole. Il turismo nella regione costituisce l’oggetto di indagine dei paragrafi seguenti, nei quali vengono esposti i dubbi di Guerrón Montero in riferimento all’impatto economico, paesaggistico e culturale del turismo nell’arcipelago caraibico. Si cerca di dimostrare come quest’area non rappresenti unicamente un paradiso tropicale, ma spesso venga costruita e venduta come tale dalle imprese transnazionali o dalle guide turistiche; a questo proposito vengono illustrate le teorie dello studioso caraibico Strachan riguardanti la mercificazione e lo sfruttamento del territorio, e si espongono le proposte di turismo sostenibile, per la regione, avanzate da diversi studiosi.

Nel terzo capitolo dell’elaborato vengono presentati i principali elementi geografici e le informazioni storiche più importanti relative allo stato di Antigua e Barbuda, utili per comprendere la situazione attuale delle isole. Si analizza l’espansione del settore turistico nel caso specifico di Antigua e viene illustrato un possibile piano di azione, presentato da un team di consulenti all’interno di un progetto nazionale antiguano, volto allo sviluppo di un turismo maggiormente sostenibile per il territorio, la cultura e la popolazione dell’isola. L’attenzione si sposta in seguito sulla letteratura dei Caraibi anglofoni e sulla scrittrice di origini antiguane, emigrata negli Stati Uniti, Jamaica Kincaid; vine quindi proposta una dettagliata analisi del testo A Small Place, all’interno del quale l’autrice espone con ironia la sua personale critica contro il governo coloniale britannico, il primo ministro in carica nel decennio da lei preso in esame ed il turismo nell’isola, considerato da Kincaid come insostenibile per il proprio paese. Si mostra la profonda rabbia, indignazione ed il risentimento dell’autrice nei confronti del turista europeo, in particolar modo britannico, scelto dalla scrittrice come destinatario ideale del suo racconto perché discendente del popolo che colonizzò Antigua. Il libro alimentò le critiche di diversi scrittori e studiosi, perciò vengono riportate le opinioni espresse dall’economista Ryan Melvin, in disaccordo circa il tipo di turismo descritto nel testo da Kincaid, e il duro attacco della scrittrice antiguana Jane King.

Il quarto ed ultimo capitolo ha come principale elemento di studio il linguaggio utilizzato nel settore turistico e le strategie, sia verbali che visive, impiegate nella produzione del materiale informativo-promozionale; ulteriore elemento di indagine è la figura del turista, talvolta inconsapevole dell’importanza del proprio ruolo, dal quale dipendono le scelte di mercato dell’industria turistica. Si analizzano le caratteristiche e le particolarità della lingua usata all’interno di due guide ufficiali distribuite dal Antigua and Barbuda Tourism Authority con sede a Londra; in questo caso pratico di studio le parole e le immagini tratte dalle guide costituiscono una testimonianza concreta degli studi condotti da Graham Dann, in riferimento al linguaggio turistico. La ricerca evidenzia l’utilizzo di alcune espressioni derivanti da diversi stereotipi europei, relativi ai paesi in via di sviluppo e alle località marittime qui situate, cercando di comprendere se il materiale promozionale contribuisca realmente a creare un paradiso su misura pensato appositamente per soddisfare le esigenze dei turisti, ed infine, si prova a dimostrare che, all’interno di queste strategie, il paesaggio, il territorio, le culture e gli abitanti locali vengono talvolta modificati in modo da apparire unicamente come attrazioni turistiche.