Viaggio alla Mecca

Dopo l’abbandono del figlio maggiore al progetto del viaggio, perché fermato dalla polizia per guida in stato di ebrezza, il vecchio Mustapha, che vive in Francia da trent’anni, impone al più giovane figlio di accompagnarlo in automobile in Arabia Saudita affinché il suo sogno di andare a piedi fino alla Mecca possa esaudirsi. Réda restio al comportamento troppo irascibile del genitore decide, suo "Viaggiomalgrado, di accompagnarlo, dando inizio ad un incontro scontro fra due generazioni. Con questo film  Ismael Ferroukhi vuole rappresentare proprio questo, uno scontro generazionale, fra un padre suscettibile e sospettoso ligio ad un credo che il figlio ritiene ortodosso e restrittivo, ed un ragazzo troppo conforme alla società che lo circonda su cui basa le fondamenta della sua vita. E’ un road movie intenso e genuino. Partendo dalla Francia per approdare alla frontiera italiana, solcando le strade della Slovacchia e la Repubblica Ceca, il padre ed il figlio, racchiusi nel loro abitacolo a quattro ruote, vivono la loro personale odissea con silenzi ed attriti, mentre al di fuori il mondo scorre velocemente con le sue miserie e disperazioni. All’inizio i contrasti sono quelli classici, ascrivibili ad ogni normale rapporto generazionale: Réda non capisce il padre, parla molto, ma riceve in cambio mutismo e ostinazione che denotano il rifiuto della padre della società contemporanea, rifiuto che lo porterà a gettare il cellulare del figlio e a nascondere la foto della ragazza. Il figlio non lo capisce finché le posizioni si ribaltano: viaggiando, il mondo occidentale fa posto a quello orientale e il padre sarà perfettamente integrato, decifrerà i segni e sarà un "tramite" per Réda. Un viaggio all’interno di un rapporto; non un film sull’Islam, perché si potrebbe cambiare il contesto, ma resterebbe il dato universale. Per questo all’ambientazione è stato dato un ruolo di secondo piano e l’attenzione è focalizzata sui due protagonisti; l’esterno agisce solo da ostacolo e permette la crescita dei protagonisti. Anche se il finale può risultare banale, il viaggio è stato proficuo: i due mondi si sono incontrati, riconosciuti ed, alla fine, abbracciati anche se separati da centinaia d’anni di storia.